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Email marketing per ristoranti: come riempire i tavoli del martedì con una newsletter

3 min di lettura

In breve

Per un ristorante la newsletter serve a una cosa: riempire i tavoli quando sono vuoti. Si raccolgono le email al tavolo e alla prenotazione, con un QR code e un motivo per iscriversi; si scrive poco e al momento giusto (il menu della stagione, una serata, i giorni lenti); e si lasciano lavorare due automazioni, il benvenuto e il compleanno. A differenza dei social, la lista è tua: nessun algoritmo decide chi ti vede.

Perché la lista email vale più dei follower

Su Instagram è l’algoritmo a decidere quante persone vedono il tuo post. Con l’email decidi tu: la serata del giovedì arriva nella casella di tutti quelli che si sono iscritti. E la lista resta tua anche se domani un social cambia le regole.

C’è di più: chi ti lascia l’email ha già mangiato da te, o ci sta pensando. Non sono follower: sono clienti che puoi invitare di nuovo.

Come raccogliere le email dei clienti

  1. Un QR code sul tavolo, sul menu o sul conto: «Iscriviti e alla prossima visita il dolce lo offriamo noi».
  2. La prenotazione: se usi un sistema di prenotazione, aggiungi la casella (non spuntata) per ricevere le novità.
  3. Il sito: un modulo semplice, con il motivo per iscriversi nel titolo.
  4. Gli eventi: chi prenota una serata lascia l’email per la conferma; chiedi anche il consenso per le novità.
  5. Il compleanno: chiedi giorno e mese nel modulo. È l’automazione che i clienti ricordano di più.

Il consenso va chiesto in modo esplicito e separato: lo spieghiamo nella guida al GDPR.

Cosa scrivere ai clienti di un ristorante

  • Il menu della settimana o della stagione, con un piatto raccontato bene.
  • Le serate: degustazioni, musica, menu a tema, con i posti disponibili veri.
  • I giorni lenti: «Il martedì la seconda pizza costa la metà», solo per gli iscritti.
  • Le ricorrenze: San Valentino, Festa della mamma, cene di dicembre, da prenotare per tempo.
  • Dietro le quinte: il fornitore della mozzarella, la nuova farina, chi c’è in cucina.

Email corte, con un solo pulsante: «Prenota un tavolo». Le persone leggono sul telefono, spesso in piedi.

Quando inviare

Manda l’email prima del momento in cui si decide dove mangiare:

  • per il fine settimana, il giovedì o il venerdì mattina;
  • per il pranzo, a metà mattina;
  • per le ricorrenze, due o tre settimane prima, con un promemoria pochi giorni prima;
  • per una serata con pochi posti, appena apri le prenotazioni.

Una o due email al mese, più le occasioni, sono un ritmo che i clienti apprezzano (ogni quanto mandare la newsletter).

Le automazioni che riportano le persone a tavola

  • Benvenuto: grazie, il regalo promesso (il dolce, l’aperitivo) e come prenotare.
  • Compleanno: un augurio e un invito, il giorno del compleanno. Si festeggia raramente da soli: spesso arriva un tavolo da quattro.
  • Dopo la prenotazione: la conferma e, qualche giorno dopo, un grazie con l’invito a lasciare una recensione su Google.
  • Riattivazione: a chi non apre da tempo, una sola email con un invito vero.

Su Spedito sono modelli pronti: li scegli, cambi i testi, li attivi (le email automatiche). Il modulo ha il suo QR code da stampare, e fino a 500 contatti è tutto gratis.

Domande frequenti

Un ristorante può mandare newsletter ai clienti?

Sì, a chi ha dato il consenso. Chi ha solo prenotato può ricevere le email legate alla prenotazione, ma per le promozioni serve il consenso, chiesto in modo chiaro e separato.

Quante email mandare ai clienti di un ristorante?

Una o due al mese, più le occasioni speciali. Meglio poche e attese che tante e ignorate.

Meglio la newsletter o WhatsApp?

Fanno cose diverse. WhatsApp è comodo per messaggi brevi e personali; con la newsletter scrivi a centinaia di clienti, con regole chiare sul consenso e senza i limiti dei messaggi di massa. Molti ristoranti usano entrambe.

Cosa regalare a chi si iscrive?

Qualcosa che costa poco a te e vale per il cliente: un dolce, un caffè, un aperitivo alla prossima visita. Funziona meglio di uno sconto sul conto, perché lo riporta al tavolo.

Fonti e norme citate

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