SpeditoBlog
  1. Spedito
  2. Blog

Newsletter e GDPR: la guida pratica per essere in regola in Italia

5 min di lettura

In breve

Per mandare newsletter in regola in Italia ti servono cinque cose: il consenso libero e specifico di chi ricevi (o, per i tuoi clienti, il “soft spam” dell’art. 130 del Codice privacy), la prova di quel consenso, un’informativa chiara, un link per disiscriversi in ogni email e un fornitore che tratta i dati per tuo conto con un contratto (DPA), meglio se con i dati nell’Unione europea. Qui sotto ognuno spiegato in pratica.

Quando serve il consenso

In Italia l’email promozionale è regolata da due testi: il GDPR (Regolamento UE 2016/679) e il Codice privacy (d.lgs. 196/2003), che all’articolo 130 recepisce la direttiva europea ePrivacy. La regola di base è semplice: per mandare email promozionali serve il consenso preventivo di chi le riceve.

Il Garante, nelle sue linee guida contro lo spam, ha chiarito alcuni punti che contano nella pratica:

  • Il consenso deve essere libero: niente caselle già spuntate e niente consenso obbligatorio per usare un servizio o scaricare un omaggio.
  • Deve essere specifico: il consenso alla newsletter è separato da quello per l’ordine o per il servizio.
  • Non puoi mandare una prima email per chiedere il consenso: anche quella è comunicazione promozionale.
  • Un indirizzo trovato online, su un sito o in un elenco pubblico, non autorizza a scrivere.
  • La regola vale anche per gli indirizzi aziendali: in Italia l’art. 130 non fa eccezione per il B2B.

Il “soft spam”: scrivere ai propri clienti

C’è un’eccezione utile per chi vende: l’articolo 130, comma 4 del Codice privacy. Se una persona ti ha lasciato la sua email acquistando un prodotto o un servizio, puoi scriverle senza consenso per promuovere prodotti o servizi analoghi, a due condizioni:

  • al momento dell’acquisto l’hai informata che avresti usato l’email per questo, con la possibilità di opporsi;
  • in ogni email le ricordi che può opporsi, in modo semplice e gratuito.

Il soft spam non copre chi ha solo chiesto un preventivo, chi ti ha lasciato un biglietto da visita o chi si è iscritto a un concorso: per loro serve il consenso.

Come raccogliere il consenso nel modo giusto

  1. Usa un modulo di iscrizione chiaro: dì cosa manderai e ogni quanto (“offerte e novità, una o due volte al mese”).
  2. Se il modulo serve anche ad altro (un ordine, una prenotazione), metti una casella non spuntata solo per la newsletter.
  3. Collega l’informativa privacy, con chi tratta i dati, per cosa e per quanto tempo.
  4. Attiva il doppio opt-in: chi si iscrive conferma con un clic dalla sua casella. Non è obbligatorio per legge, ma è la prova più solida.
  5. Chiedi solo i dati che ti servono: email e nome bastano quasi sempre.

Dimostrare il consenso

Il GDPR (art. 7) chiede a chi tratta i dati di poter dimostrare che il consenso c’è. Il Garante precisa che non serve la forma scritta, ma devi poter provare quando è stato dato e da chi. Per ogni contatto conserva quindi:

  • da dove è arrivato (modulo sul sito, negozio, import da un file, cassa);
  • data e ora dell’iscrizione e della conferma;
  • il testo che la persona ha visto quando si è iscritta;
  • per gli import, l’origine della lista e come era stato raccolto il consenso.

Su Spedito questi dati si salvano da soli per ogni contatto: li trovi aprendo la scheda, alla voce del consenso. Spieghiamo come nella guida Consenso e GDPR.

Cosa deve esserci in ogni email

  • Chi sei: il nome dell’attività come mittente, riconoscibile.
  • Un link per disiscriversi, funzionante e in un clic. Gmail e Yahoo lo chiedono anche come intestazione tecnica a chi manda tante email, e vogliono che la disiscrizione valga entro due giorni.
  • Un recapito: l’indirizzo dell’attività.
  • Contenuti coerenti con quello per cui la persona si è iscritta.

Spedito aggiunge in automatico il link di disiscrizione, anche in un clic dalla casella di posta, e il tuo indirizzo, nella lingua di chi riceve l’email. Chi si disiscrive non riceve più nulla, nemmeno se lo importi di nuovo per errore.

Il fornitore: DPA e dove stanno i dati

La piattaforma che usi per le newsletter tratta i dati dei tuoi iscritti per tuo conto: per il GDPR è un responsabile del trattamento e serve un contratto scritto, il DPA (art. 28). Controlla anche dove stanno i dati: se escono dall’Unione europea servono garanzie aggiuntive.

Con Spedito il DPA vale per ogni cliente ed è nelle pagine legali. I dati restano nell’Unione europea: database a Francoforte, invio delle email da server in Irlanda. L’elenco completo dei fornitori è nell’informativa privacy.

Liste comprate, diritti e sanzioni

Non comprare liste di indirizzi. Chi te le vende non può trasferirti un consenso dato a lui, e le liste comprate sono piene di indirizzi vecchi e trappole antispam: rovinano anche la consegna delle email.

Le persone hanno il diritto di sapere quali dati tieni, di farli correggere e di farli cancellare. Su Spedito, dalla scheda del contatto, esporti i suoi dati o lo elimini per sempre con un clic.

Le sanzioni del GDPR (art. 83) arrivano fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato mondiale. Per una piccola attività il rischio più concreto però è un altro: le segnalazioni di spam, che fanno finire nella cartella sbagliata anche le email a chi ti ha scelto.

La checklist finale

  • Modulo con scopo chiaro e casella non spuntata (se serve).
  • Informativa privacy collegata al modulo.
  • Doppio opt-in attivo.
  • Per i clienti: soft spam comunicato al momento dell’acquisto.
  • Origine e data del consenso salvate per ogni contatto.
  • Link di disiscrizione e indirizzo in ogni email.
  • DPA firmato con il fornitore, dati nell’UE.
  • Nessuna lista comprata o copiata dal web.

Domande frequenti

Posso mandare la newsletter ai miei clienti senza consenso?

Sì, con il soft spam dell’art. 130, comma 4: se ti hanno dato l’email acquistando, puoi promuovere prodotti analoghi, purché tu li abbia informati al momento dell’acquisto e in ogni email possano opporsi con un clic.

Il doppio opt-in è obbligatorio in Italia?

No, nessuna legge lo impone. Però devi poter dimostrare data e autore del consenso, e il doppio opt-in è il modo più sicuro per farlo.

Posso importare gli indirizzi dei biglietti da visita?

Solo se quelle persone hanno accettato di ricevere le tue email. Un biglietto da visita non è un consenso alla newsletter, nemmeno tra aziende.

Per quanto tempo posso tenere i contatti?

Finché la persona resta iscritta e ha senso scriverle. Chi non apre da molto tempo è meglio toglierlo: migliora anche la consegna. Le prove del consenso conservale finché usi i dati, e per il tempo in cui potresti doverle mostrare.

Spedito è conforme al GDPR?

Spedito tiene i dati nell’Unione europea, offre il DPA a ogni cliente, salva la prova del consenso, aggiunge la disiscrizione a ogni email e ti permette di esportare o cancellare i dati di un contatto. Il rispetto delle regole su chi contattare resta però una tua responsabilità.

Fonti e norme citate

Prova Spedito gratis

Fino a 500 contatti è gratis, con tutte le funzioni e senza il nostro marchio nelle tue email. Non chiediamo la carta di credito.

Inizia gratis

Leggi anche

Tutte le guide

Newsletter e GDPR: la guida per essere in regola · Spedito