In breve
Un’email che vende parla a una persona sola, di un suo problema, e le fa un’offerta chiara con un solo passo da fare. La struttura che funziona da cent’anni nella vendita per lettera è sempre la stessa: un oggetto che promette, un’apertura che centra il problema, la soluzione con le prove, l’offerta con un motivo per decidere adesso, un pulsante e un P.S. che ripete la cosa più importante.
Prima di scrivere: a chi, cosa, perché adesso
La maggior parte delle email commerciali fallisce prima della prima parola. Non per lo stile: perché non è chiaro a chi parlano e cosa chiedono. Prima di aprire l’editor, rispondi per iscritto a tre domande:
- A chi scrivo? Non «ai clienti»: a una persona. «Alla mamma che compra il pane il sabato mattina.»
- Cosa voglio che faccia? Una cosa sola: prenotare, comprare quel prodotto, rispondere.
- Perché dovrebbe farlo adesso? Una ragione vera: posti davvero limitati, una stagione, una scadenza, un prezzo che cambia.
Se non sai rispondere alla terza, l’email verrà letta, apprezzata… e rimandata. Per sempre.
La struttura di un’email che vende
- Oggetto: una promessa chiara o una domanda che punge (ne parliamo in come scrivere l’oggetto).
- Apertura: entra subito nel problema o nel desiderio del lettore. Niente «Spero tu stia bene».
- Il perché: la tua soluzione e perché funziona. Fatti, non aggettivi: «lievitazione di 48 ore» batte «buonissimo».
- Le prove: una recensione vera, un numero vero, una foto. Mai inventate: si scoprono, e costano care.
- L’offerta: cosa ottiene, quanto costa, cosa succede dopo. Chiara come uno scontrino.
- Il motivo per agire adesso: una scadenza o un limite, purché veri.
- Un pulsante: un solo invito, con un verbo. «Prenota il tavolo», non «Clicca qui».
- Il P.S.: molti leggono l’oggetto, la prima riga e il P.S. Mettici l’offerta in una frase.
Scrivi come parli al banco
L’email non è una brochure. Arriva nella stessa casella dove la persona riceve i messaggi di sua madre e del commercialista. Scrivi come le parleresti al banco:
- frasi corte, un’idea per frase;
- «tu», non «gentile cliente»;
- parole semplici: «prezzo», non «proposta economica»;
- il grassetto solo per la frase che conta;
- un nome vero in firma, e la possibilità di rispondere.
Se una frase non aiuta a vendere o a farsi capire, toglila. Quasi sempre l’email migliora.
Un esempio completo
Una pasticceria che vuole riempire le prenotazioni dei panettoni di Natale potrebbe scrivere così (con i suoi numeri veri, non con questi):
- Oggetto: Il panettone che finisce sempre il 20 dicembre
- Apertura: «L’anno scorso, a una settimana da Natale, abbiamo dovuto dire di no a molti di voi. Quest’anno vogliamo dirlo a meno persone possibile.»
- Il perché: «Lievito madre, 36 ore di lavorazione, canditi fatti da noi. Ne sforniamo 30 al giorno, non uno di più.»
- La prova: la recensione vera di un cliente, con il suo nome se ti ha dato il permesso.
- L’offerta: «Prenotalo adesso e lo ritiri quando vuoi entro il 24. Paghi al ritiro.»
- La scadenza: «Le prenotazioni chiudono quando finiscono i posti in forno.»
- Il pulsante: «Prenota il tuo panettone»
- P.S.: «Se ne vuoi due, prenotali insieme: il secondo è quello che finisce prima.»
Gli errori che fanno perdere vendite
- Parlare di te («siamo leader», «la nostra passione») invece che del lettore.
- Tre offerte nella stessa email. Chi ha troppe scelte non sceglie.
- L’urgenza finta. Il cliente se ne accorge al secondo «ultimo giorno».
- Il prezzo nascosto. Chi deve cercarlo se ne va.
- Mandare l’email e sparire. Chi non compra oggi può comprare alla seconda o alla terza email: prepara un seguito.
E se scrivere non è il tuo mestiere? In Spedito l’AI ti propone una prima bozza dalla tua richiesta, la migliora e ti suggerisce tre oggetti (scrivere con l’AI). Poi la sistemi tu: nessuno conosce i tuoi clienti meglio di te.
Domande frequenti
Quanto deve essere lunga un’email commerciale?
Quanto serve, e non una riga di più. Un promemoria sta in 50 parole; un prodotto nuovo e caro può chiederne 300. Conta che ogni frase porti verso il pulsante.
Meglio email con immagini o solo testo?
Le email che sembrano scritte da una persona spesso funzionano meglio di quelle che sembrano un volantino. Usa le immagini per mostrare il prodotto, ma il messaggio deve stare nel testo: molti programmi le bloccano e i filtri non le leggono.
Si può mettere il P.S. in un’email?
Sì, e conviene: molte persone guardano l’oggetto, la prima riga e la fine. Il P.S. è il posto giusto per ripetere l’offerta o la scadenza.
Quante volte posso mandare la stessa offerta?
Due o tre email sulla stessa offerta, con angoli diversi, sono normali: chi non ha letto la prima può leggere la seconda. Togli dagli invii chi ha già comprato.